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TAPPA TRENTUNO  Santo Stefano – Torre Santa Sabina

Immaginate di dover suddividere una distanza in due parti ragionevolmente simili, così da poterle percorrere intermezzate da una sosta, distribuendo al meglio le, non sovrabbondanti, energie. Ecco, perfetto, ora aggiungete gli imprevisti e riorganizzate i piani provando a suddividere il tempo che vi resta. Se non ve ne dovesse restare sarete in grado esattamente di capire il nostro disagio.
Ore 14.30. A causa di un problemino tecnico alla deriva basculante del nostro mezzo, Penelope di battesimo, Simona per fama, prendiamo il largo, con soli 3km alle spalle. I rimanenti trentatré non ci resta che farli d’un fiato, non c’è altra scelta, pena: l’imbrunire.
Per affacciarsi sul paese delle meraviglie, ed imbattersi in bizzarri incontri, pare siano sufficienti poche ore di fatica nel tratto più blu dell’adriatico. In lontananza una figura nera si staglia sul riverbero dell’ultimo sole che danza sul mare. Muove le braccia disegnando ampie curve nell’aria che lo fan sembrare un silente direttore d’orchestra disperso tra le onde. L’esecuzione della stravagante sinfonia del vento continua, quando di colpo, il Furbetto se la ride: “Un mimo in mare!”. Avvicinandoci il gioco di luci cessa, il contrasto decresce e il mimo nero si mostra per quel che è: un giovane pescatore a sua volta incuriosito da noi. Niente Bianconiglio ad ogni modo. L’interesse vicendevole ci spinge ad un incontro a metà strada e da li, scatta immediato l’invito ad avvicinarci ulteriormente, per vedere il primo polpo di stagione che, il giovane con entusiasmo ci mostra, brandendo un retino, come il più aggressivo dei sagrestani quando la domenica incontra fedeli dal braccio eccessivamente corto. Da li tutto accade con estrema rapidità: il polpo fugge, cadendo maldestramente in mare grazie a un pertugio nel retino, passato inosservato agli occhi del pescatore. Il volto del giovane cambia espressione mostrando in rapida sequenza: disperazione, panico e tristezza. Il furbetto, che forse in fondo ha sempre tifato per il povero polpo, farfuglia un congedo improvvisato e allontana velocemente il kayak dalla scena per poi sentirsi libero di ridere senza alcun ritegno. Ricostruisce la moviola degli eventi più e più volte e trovandola terribilmente divertente e alla fine trascina anche me dalla parte del polpo facendomi sopprimere il dispiacere per il giovane pescatore.
La luce si affievola e gli stravaganti incontri continuano, ad oggi sorge il dubbio, possibili ed ipotetici figli dell’infinita stanchezza.
Una quarantina di persone se ne stanno a riva, sedute composte, fissano un punto a noi sconosciuto e il loro sguardo ci attraversa, senza vederci. Nessuno batte ciglio. Sembrano vuoti, assenti e per alcuni versi mi divertono per altri mi inquietano. Il Furbo si volta e, non vedendo assolutamente nulla in direzione dei loro sguardi, non riesce a trattenersi nemmeno questa volta. Tra una risata sguaiata e l’altra, mi snocciola tutte le possibili interdizioni mentali degli “osservatori di orizzonti” che, in una ricostruzione più verosimile degli eventi, stavano con buona probabilità semplicemente meditando. Infine il furbetto alza il dito e indica una sagoma ancora lontana che si erge in mezzo al mare: “da dove se ne sta quel pescatore senza un braccio che cammina sull’acqua, credo manchino ancora 500m!” la azzarda con noncuranza. La mia impressione è che, la sua insensibile uscita, corrisponda al vero. Cinica ma incontestabile la previsione si rivela azzeccata. È un pescatore che se ne sta li in mezzo al mare nei suoi stivali alti con l’acqua alle caviglie. La maglietta a maniche corte lascia pochi dubbi e fa calare il gelo sul volto del furbetto che si intristisce quasi vergognandosi della leggerezza con la quale ha scelto il riferimento. Nel silenzio più totale scivoliamo oltre, consolati dall’idea dell’imminente arrivo di tappa. Mi volto e incredulo strillo “Lorenzo girati!!”. Il furbetto strabuzza gli occhi e, risollevato dalla sconcertante presenza di ambedue le braccia urla felice “questo la nascondeva e mi ha pure fatto annegare nei sensi di colpa!”.
Finalmente, avvolti nel primo buio, si attracca, dopo aver messo alle spalle anche l’ultima rivisitazione di uno stralcio di Decameron, ultimo atto di trentatré infiniti chilometri percorsi contro il tempo.

MAMMA VADO IN KAYAK

mappa 31